Alfonsina Strada

Il cognome da nubile le calzò a pennello. Strada, lei che si allenò tutta la vita sulla strada partecipando anche a competizioni ciclistiche maschili prestigiose come il Giro d’Italia e il Giro di Lombardia.
Alfonsa Rosa Maria Morini (così è stata registrata all’anagrafe dai genitori) è nata nel 1891 in Emilia-Romagna ed è morta nel 1959 a Milano. Quando vide la bicicletta per la prima volta fu amore a prima vista e imparò da sola a pedalare, partecipando e vincendo a diverse gare all’insaputa dei genitori. Quando la madre scoprì il suo “segreto” le disse che se avesse voluto continuare a pedalare avrebbe dovuto sposarsi. Alfonsa si sposò con Luigi Strada, che la sostenne nella sua passione per tutta la vita: come dono di nozze ricevette una biciletta da corsa.
Ma già prima del matrimonio aveva partecipato a gare prestigiose: a 16 anni andò a Torino e si guadagnò il titolo di “miglior ciclista italiana” e nel 1909 gareggiò al Grand Prix di Pietroburgo dove ricevette una medaglia dallo zar in persona. Nel 1911 stabilì un nuovo record di velocità mondiale femminile e negli anni seguenti ottenne molti successi nel corso delle gare su pista di Parigi.
Alla fine della Prima guerra mondiale partecipò a due giri di Lombardia, arrivando fra le ultime posizioni, ma riuscendo a completare tutte le gare (in molti si ritiravano prima del traguardo).
Si iscrisse al Giro d’Italia nel 1924 strettamente per motivi economici: il marito era stato ricoverato al manicomio e con la sua paga da sarta non riusciva a mantenere la famiglia. Molto probabilmente le fu concesso di gareggiare solo perché alcune squadre prestigiose si erano rifiutate di partecipare e quindi c’era il rischio che la corsa passasse inosservata. Tuttavia c’era la paura che con la presenza di Alfonsina il Giro divenisse una “pagliacciata”, dunque il suo nome non comparve tra i partecipanti fino a tre giorni prima della partenza, dove figurava come “Alfonsina Strada di Milano”, immaginatevi le reazioni di spettatori e atleti quando scoprirono che era Alfonsina Strada. Ovviamente per lei era molto difficile reggere il passo dei colleghi uomini, ma tagliò sempre il traguardo, anche se con alcune ore di ritardo, suscitando grande ammirazione e divenendo molto popolare fra il pubblico. Era vista come “un’avanguardista del femminismo”, che dimostrava della capacità delle donne di reclamare diritto di voto. Arrivò fuori tempo massimo nell’ottava tappa, ma le fu concesso di partecipare alle tappe seguenti anche se i suoi tempi non vennero considerati. Tuttavia, una volta saputa la sua situazione economica, il pubblico organizzò delle collette. Grazie a ciò le entrarono in tasca soldi necessari a pagare l’ospedale. Dopo una tappa di 415 chilometri, lei tagliò il traguardo dopo 21 ore di pedalata mettendo a tacere tutti coloro che ancora osavano criticarla e dimostrando una volta per tutte la sua tenacia e il suo coraggio.
Negli anni seguenti non le fu più concesso di partecipare al Giro ma lei ottenne la sua rivincita vincendo 36 corse contro atleti maschi e guadagnandosi la stima di grandi campioni del ciclismo. Partecipò al primo campionato del mondo e, nel 1938, fece il record dell’ora femminile. Rimasta vedova si risposò e aprì con il secondo marito un negozio di biciclette con officina annessa. Morì d’infarto mentre tentava di riavviare la sua moto.
Si può affermare con certezza che Alfonsina Morini Strada ha fatto la storia del ciclismo al pari di grandi campioni di quegli anni.

Matilde Bonini