Niente è Tutto, Tutto è Niente

Ogni mattina prendo lo stesso autobus dove all’interno, quando salgo io, ci sono sempre le stesse persone ed alle fermate successive sale sempre la stessa gente. Ho iniziato ad osservarli, per caso, senza nemmeno farci attenzione.
Alla mia stessa fermata spesso sale una ragazza di bassa statura che dà l’impressione di essere qualcuno a cui non importa più nulla ma che, allo stesso tempo, ancora non si arrende alla vita che le è stata assegnata. Ogni volta che salgo due ragazze stanno davanti all’entrata e mi fissano come se avessi qualcosa in faccia ed un ragazzo invece guarda di continuo il cellulare: che mai avrà di cosi importante da guardare? Mah.
Dopo essere entrata mi dirigo sempre verso il fondo dell’autobus: adoro i sedili dietro, hanno finestre più grandi da cui guardare l’alba: è poetico. Ogni tanto, sempre più raramente, nei penultimi sedili si trova una coppietta di adolescenti che non fanno altro che chiacchierare allegramente per tutto il viaggio, cercando di cogliere gli ultimi momenti di dolcezza prima di doversi separare andando in direzioni opposte.
Due fermate dopo la mia sale sempre tantissima gente che occupa tutti i sedili e non lascia a nessuno lo spazio per vivere. Dopo quella fermata si passa dal quasi silenzio totale a un rumore crescente, ed è in quel momento che solitamente decido di accendere la musica per sentire il meno possibile. Alla terzultima fermata prima del capolinea scende sempre la maggior parte delle persone: l’autobus si svuota quasi del tutto e rimaniamo solo noi liceali ed un paio di adulti che scendono al capolinea per dirigersi verso i loro posti di lavoro. Tutto si fa di nuovo silenzioso. A quel punto spesso mi chiama mia madre per augurarmi una buona giornata; lo trovo molto dolce, però mi dispiace ogni volta rovinare la pace del momento.
Dopo scendiamo tutti, iniziamo la nostra giornata, prendiamo strade diverse e non ci rivediamo fino alla mattina successiva. Qualche volta mi sono chiesta cosa potrebbe succedere se decidessi di fare conversazione con qualcuno su quell’autobus. Mi risponderebbe? Mi crederebbe pazza? Educata? Gentile?
Ricordo solo un’occasione in cui ho provato a parlare con qualcuno: una ragazza scivolò scendendo ed io le chiesi se stesse bene, non mi rispose, mi guardò male… E la cosa finì lì.
Quasi ogni giorno mi sembra strano il fatto che queste persone le vedo tutte le mattine, eppure non conosco nemmeno i loro nomi. Non è assurdo?
Sarò strana io, però mi dispiace non sapere nulla delle loro vite al di fuori dell’autobus: se un giorno vedessi piangere una persona a pochi sedili da me cosa dovrei fare? D’istinto le parlerei e cercherei di consolarla, ma di fatto non so chi sia, perciò potrei sembrare inopportuna…
Ogni tanto ho tentato di immaginare le loro vite: la ragazza bassa va al liceo con me ed immagino faccia il linguistico, che sia innamorata del migliore amico che non ricambia e che le manchino i festini del venerdì sera; la donna bionda nei sedili davanti lavora in uno studio dentistico e adora il suo lavoro, anche perché è segretamete innamorata del dentista; la coppietta si sposerà, avranno tre figli e poi divorzieranno per il tradimento da parte di lei; il ragazzo con il cellulare sempre in mano è affetto da ansia sociale ed è per questo che preferisce stare al telefono e non incrociare lo sguardo degli altri passeggeri; le due ragazze mi guardano male perché solitamente prendo i primi vestiti che trovo nell’armadio, mentre loro stanno ore a prepararsi, e dopo che sono andata a sedermi tornano a parlare dei loro ragazzi o di vestiti. Sono tutte supposizioni e molto probabilmente niente di tutto questo si avvicina lontanamente alla realtà ed alla complessità delle loro vite. Mi chiedo se anche loro si siano fatti delle idee particolari su di me o sulla mia vita, magari credono che mia madre mi chiami perché ho qualche problema o che sia una secchiona perché qualche volta leggo o che sia strana perché li osservo, ma anche loro osservano me: una volta un ragazzo si è messo di fonte a me e mi ha fissata per tutto il tragitto!
Probabilmente è meglio così, se nessuno si conosce non c’è imbarazzo, non ci si deve preoccupare di altre persone che entrano nella tua vita, o più semplicemente è più facile fregarsene che conoscere qualcuno.
Allora a domattina, sconosciuti.

La passeggera Zazá Corti