David Bowie

Questo numero di aprile è l’occasione di presentarvi un musicista, o meglio un artista, che ha influito in modo importante nel mondo della musica e che, con la sua personalità, ha lasciato un’eredità enorme, riuscendo ad incidere sulla storia del XX secolo. Sto parlando di David Robert Jones, in arte David Bowie.
Quest’uomo è stato così versatile nella sua vita, facendo così tante cose completamente diverse e lasciando una traccia indelebile nel mondo, che descriverlo in un articolo risulta un’impresa impossibile. Approfondirò quindi gli aspetti più importanti della sua vita e del patrimonio legato alla nostra società.
David nasce nel 1947 a Londra da una famiglia di classe operaia, con madre cassiera di cinema, padre militare e un fratellastro, Terry, che gli spalanca le porte al meraviglioso mondo della musica, insegnandogli i balli e le canzoni di Elvis Presley e degli artisti afroamericani. Per i suoi 12 anni, nel 1959, sua mamma gli regala un sassofono, che diventa così il primo tra tanti strumenti nella carriera musicale di David. Il ragazzo comincia a suonare con gli amici nel contesto scolastico, in band e nella sua parrocchia. Nel 1962, un suo amico gli tira un pugno in faccia, a causa di una ragazza, procurandogli un trauma cranico e ledendogli irrimediabilmente la pupilla dell’occhio sinistro, cambiandogli la percezione visiva e il colore dell’occhio. In quegli anni, David continua a suonare e cambia svariate volte band per via delle sue idee stravaganti su come atteggiarsi durante i concerti e come suonare. Con il suo esporsi graduale sui palcoscenici dell’epoca, decide di cambiare il cognome in Bowie, per rendersi diverso da artisti inglesi con il cognome Jones. Nel 1967 fa un incontro che sconvolge la sua carriera: Lindsay Klemp, un ballerino che decide di insegnargli tutto sull’arte del mimo e del ballo e su come presentarsi esteticamente ai concerti. Il primo grande successo di David è «Space Oddity» nel 1969 che viene accolto bene dal pubblico e dalla critica. Nel 1971 pubblica l’album «Hunky Dory» e nel 1972 l’album che lo consacra definitivamente all’Olimpo della musica: «The rise and the fall of Ziggy Stardust and the spiders from Mars». L’album narra la storia di Ziggy Stardust (impersonato da Bowie stesso) messaggero Rock star venuto dalle stelle con messaggi messianici e con soli 5 anni di vita. Vestiti sgargianti e pettinature stravaganti diventano all’ordine del giorno, ma anche i fan asfissianti, i riflettori e i giornalisti. David comincia così ad entrare nel periodo più buio della sua vita, con diete malsane – chi vive di soli peperoni e caffè? – forte dipendenza da cocaina e da tabacco, e crisi con cedimenti psichici. Finisce così l’epoca Ziggy Stardust e inizia quella del Duca Bianco, dai vestiti e look molto più sobri. Alla fine degli anni ‘70 va a vivere a Berlino dove registra la Trilogia berlinese, uno dei punti più alti della sua carriera, perché Berlino “è una città dove ci si può perdere facilmente ma anche ritrovare”. Gli anni 80 non sono da meno per il Duca bianco che ha successo su tutti i fronti, anche nel mondo cinematografico (Furjo, Labirinth...). Negli anni ‘90 comincia a calare l’astro di Bowie, e negli anni 2000 fa ancora qualche tour. Nel 2016 plasma e pubblica il suo ultimo grande successo, l’album «Black star», e dopo 3 mesi dall’uscita decede per via di un tumore al fegato del quale nessuno era a conoscenza. L’album «Black Star» è stato definito come un regalo di Bowie al pubblico prima di morire.
È impossibile associare un determinato stile musicale al Duca Bianco in quanto nella sua lunga carriera ha spaziato da ogni tipo di rock (glam rock, folk rock, progressiv rock,…) fino al pop, al jungle e alla Tecno, ma si può affermare che il suo periodo migliore è quello rock. David era multistrumentista, riuscendo a suonare molto bene chitarre elettriche, violoncello, viola, pianoforte, organo, armonica, basso e ovviamente la voce, benché abbia iniziato tardi, a ben 12 anni. Come suoi brani più famosi e belli abbiamo: Space oddity, Five years, Starman (presente nel film “The Martian”), Life on Mars?, Heroes, Rebel Rebel e Moonage Daydream. Il Duca Bianco non ha soltanto trasformato la musica, ma ha fatto parte di quella categoria di persone famose che ha fatto il cambio d’epoca sconvolgendo il mondo dopo il ’68. Ha cambiato la mentalità dei giovani, è stato una figura di spicco della cultura underground, è stato un uomo libero che negli anni ‘70 ha affermato apertamente la sua bisessualità in una società molto ostile, ha sempre mostrato interesse e grande rispetto per il buddismo (diventandone monaco per un’anno) ha influenzato e prodotto musica con i più grandi dei suoi tempi (Rolling Stones, Queen, Lou Reed, Tina Turner, Elton John…), a livello di stile è sempre stato uno spirito libero, provocatorio e all’avanguardia, ma come ha fatto a rivoluzionare il mondo? È stato un fervente anticonformista, che a differenza di moltissimi artisti di tutti i tempi si è distinto negli anni in cui viveva senza farsi imporre mai nulla.

Niccolò Gianella