Matrix e i limiti della realtà

Matrix. Un film del 1999 che presenta uno scenario “poco plausibile”. È il 2199 (circa) e il mondo è in mano a macchine che si alimentano dell’energia vitale degli esseri umani, immagazzinati in capsule dove sono connessi a una realtà completamente diversa da quella vera, ovvero una simulazione della vita stessa, o per lo meno di quella che era stata nel 1999. Si tratta di una chiara distopia generata dalla paura di quegli anni verso l’intelligenza artificiale e dall’evidente disapprovazione dei comportamenti umani. “Voi non siete dei veri mammiferi” dice Smith (robot) a Morpheus (umano), “I mammiferi d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce, e l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo in questo pianeta che adotta questo comportamento: il virus (…) gli esseri umani sono un cancro per questo pianeta.”
2021: pandemia mondiale, ghiaccio dei poli in continuo scioglimento, centinaia di specie estinte, nord della Russia con 7 fosse profonde 20 metri (causate dal riscaldamento globale) che rilasciano gas tossici come l’Uranio, ghiaccio dell’Himalaya che cede uccidendo 150 persone, mari contaminati, vento e piogge di sabbia del deserto in Spagna, ecc.
Matrix forse si sbagliava? Non penso proprio.
Vediamo che ogni anno il fenomeno globale del surriscaldamento comporta gravi danni al pianeta, alle città e a noi, ma non fermiamo mai il processo. Ogni anno le conseguenze dell’inquinamento e del riscaldamento globale saranno peggiori. Ma allora, un paesaggio apocalittico di città sotterrate dalla sabbia del deserto, dal mare il cui livello è in continuo aumento a causa del disgelo), dal ghiaccio dell’Himalaya… è possibile? E se a quel punto l’unico modo di vivere veramente una vita in questo mondo fosse quello di rifugiarsi in una simulazione come quella di Matrix?
So che la maggior parte di voi leggerà questo articolo e tornerà poi alla sua vita normale immersa nei social senza pensare alla quantità di energia che consumano i nostri dispositivi elettronici.
Questo evidentemente è soltanto un esempio dei mille che potrei fare. Dovremmo misurare di più, tra le altre cose, il tempo che dedichiamo a questi dispositivi (con questo ovviamente non sto dicendo di eliminarli completamente dalla nostra vita, dato che ormai è impossibile).
È doloroso pensare che il mondo ci sta inviando chiari segnali di SOS e noi non facciamo nulla… pensateci, vi prego, e fate qualcosa.

Dahlia Hoffleuchter Navarro