Molto rumore per nulla

Lettori e lettrici di Agorà, l’articolo che vi state apprestando a leggere non è un normale racconto, ma è stato scritto con uno scopo ludico. Quando voi lo leggerete avrete un compito: trovare i titoli di alcune celebri opere letterarie che ho celato nel mio racconto. Bene, cosa aspettate? Che la caccia ai titoli abbia inizio!

Molto rumore per nulla. Sì, proprio così: molto rumore per nulla.
Ieri Holden, il mio caro giovane Holden, ha proprio esagerato! Dio solo sa quanto avrebbe potuto evitare una tale sfortuna. Era da poco uscito di prigione, dov’era peraltro finito ingiustamente… ma è bene che inizi a raccontare tutto dal suo principio, da quando quest’immane sciagura ci colpì per la prima volta.
Tutto accadde più di una settimana fa, quando io e il mio Holden stavamo tornando a casa in automobile. Holden era alla guida, quando, improvvisamente, un tale attraversò la strada senza badare al semaforo rosso: che spavento prendemmo! Holden iniziò ad insultare accanitamente quello sbadato e scellerato signore, ma – ahimè - non sapeva contro chi si stesse mettendo: il tale altri non era che Orlando, un ricco proprietario terriero, e l’uomo più influente del nostro paese. Qualsiasi cosa accadesse, il signor Orlando doveva sempre aver ragione.
Nonostante Holden non fosse nel torto, lo pregai di reprimere il proprio furore. Lo implorai di dar retta alla mia ragione e al sentimento che nutrivo per lui, invece che al suo orgoglio e pregiudizio verso le ingiustizie della vita: ma non lo fece!
Così poco tempo dopo venimmo chiamati in tribunale. Siccome Holden si ostinava a non darmi ascolto il processo si preannunciava un fiasco… e pensare che eravamo promessi sposi! Il processo fu proprio un vero disastro: il mio amato venne ritenuto colpevole e il signor Orlando suggerì al giudice, un certo Gatsby, di lasciarlo una settimana al fresco, per dargli una lezione. Purtroppo egli acconsentì.
Inaspettatamente, però, successe un miracolo. Un paio di giorni dopo aver pronunciato la sentenza, il giudice si rese conto di aver commesso un errore madornale, e che quindi ad aver ragione era Holden. Ora capisco perché questo giudice viene chiamato da molti il Grande Gatsby: per il suo innato senso di giustizia, che alla fine prevale su tutto.
L’accusatore invece non la prese affatto bene...
Non appena lo seppe, il signor Orlando diventò furioso.
Per quanto mi riguarda posso dire che finalmente, dopo giorni senza vedere il mio Holden, smisi di vedere il buio oltre la siepe…
Tuttavia, non lo aspettai direttamente fuori dalla prigione nella quale lo avevano rinchiuso, ma lo attesi a casa mia. Quando arrivò gli corsi incontro e gli dissi che avevo organizzato una festa per la sua liberazione. Lui mi rispose che no, no ci sarebbe stata nessuna fiesta. Lì per lì rimasi interdetta, e solo dopo qualche secondo gli chiesi spiegazioni. Allora Holden cominciò a raccontare.
Mi disse che non appena uscito di prigione si era diretto verso casa, ma lungo il tragitto si era imbattuto nel signor Orlando. Holden aveva tentato di evitarlo e di passar dritto senza prestargli la benché minima attenzione, ma quel bifolco non voleva lasciargliela passare liscia per ciò che aveva fatto benché, tanto per la cronaca, la colpa fosse sua e non del mio Holden. Il signor Orlando allora aveva iniziato a fissarlo lanciandogli occhiate torve, e per tutta risposta Holden aveva cercato a malavoglia di sorpassarlo senza dirgliene quattro. Ma ciononostante quello sfacciato gli aveva detto: “Sulla strada bisogna fare attenzione, e se si finisce davanti al tribunale non è da veri uomini comportarsi da mascalzoni, proprio come il Mago di Oz. Per chi tenta di commettere delitto è giusto ricevere anche castigo.” Il mio tesoro non ci aveva visto più dalla rabbia e, pur essendosi ripromesso di dire addio alle armi, o meglio, di non ricorrere alle maniere forti, gli era saltato addosso tirandogli i capelli. A causa di quest’ aggressione avevano deciso di imprigionare di nuovo Holden, ma stavolta irrevocabilmente. Prima però la polizia lo aveva scortato fino a casa mia per avvertirmi dell’accaduto.
Non ebbi poi la forza di presenziare al processo, poiché sentivo che lo avrebbero sicuramente incriminato, punendolo severamente.
Inutile quindi dire che egli venne ritenuto colpevole, e i giorni che dovrà passare in galera questa volta saranno molti, ma molti di più: oh povera me, come farò senza di lui!?
È proprio vero che la vita è una valle di lacrime e non c’è pace senza guerra, ma in fondo, perché guerra e pace devono per forza coesistere?

Emma Woodhouse
(Sara Maggetti)
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Sara Maggetti