Pensieri sulla poesia

Spesso penso ai perché e ai come della poesia, mia e d’altri. Da qualche tempo mi è venuto il desiderio o la curiosità di provare a scrivere questi pensieri e quindi pubblicarli qui, per provare a chiarirli a me stesso e per un motivo su cui vorrei tornare in conclusione.
Attraverso la lettura, purtroppo disparata e ancora troppo superficiale della poesia contemporanea e grazie ai tanto rari quanto preziosissimi momenti di dialogo con poeti ben più maturi e capaci, ho iniziato a vedere la poesia in una prospettiva diversa. Così “accompagnato”, mi rendevo conto che tantissime delle poesie che avevo scritto e ancora scrivevo, erano in fondo espressioni personalissime di volubili emozioni mie e mie soltanto, di un parere mio e mio soltanto e per di più in un linguaggio spesso criptico e artificioso. Ho pian piano intrapreso, così spero, una sorta di strana strada diversa, che mi portasse a dire qualcosa di importante non più solo per me, a pensare anche fuori dall’io, l’ego, che ha (secondo me) i suoi pesi e i suoi notevoli limiti. Su questa strada sono ancora, così spero, in cammino e seppure ancora faccia passi indietro, (forse la mia poesia sull’ultimo numero di Agorà ne è un esempio; il titolo di sicuro…) ho la sensazione che sia importante e degno di fatica e sacrifici percorrerla.
Al netto di quanto detto fin qua, potrebbe sembrare incoerente aver parlato quasi solo di me, nonché generalmente inconcludente l’articolo in sé. Fare riferimento all’esperienza diretta era la via più facile e immediata, e permette comunque di parlare del secondo motivo, a me più caro, per cui queste righe striminzite ho pensato di pubblicarle. Ho parlato di dialogo e il mio “riscatto” è lì: questo articolo vuole essere un invito a chiunque avverta l’importanza della poesia a riflettere, a parlarne, dei suoi perché e dei suoi come.
E quindi contradditemi, correggetemi, ribadite, dite. La conoscenza di un singolo è fragile, se poi è un neofita quale sono, ancor più. Parliamo della poesia, non per ucciderla con una critica pari ad una fredda vivisezione, ma per imparare assieme a viverla più consapevolmente e quindi più intensamente.

Fedro Fioravanti